[DrDam]
Salve, sono io. Anche se non mi potete vedere, io esisto: vi chiedo un atto di fede, con la f minuscola, è chiaro. D'ora in poi il web non sarà più lo stesso, il che non vuol necessariamente dire che sarà migliore, anzi. Perché? Perché è arrivato DrDam!! No, dico: e' arrivato DrDam!! Non mi sembra di cogliere reazioni, questo mi sorprende, davvero!! Comunque.
 






Il mio esercizio di stile


martedì, gennaio 15, 2008

Dormivo, pisolavo, mi cullavo nella mia proverbiale pigrizia (chi non ha mai sentito il famoso detto:”Pigro come un DrDam?!”…)…..quando un olezzo sempre più forte si insinuava nelle mie narici, prima in quella destra – da sempre, la più recettiva, ancor più dopo la gomitata, rimediata durante una partita di calcetto, che ha un po’ modificato il mio profilo, nonché chiuso parzialmente al mondo degli odori la narice sinistra – ……un olezzo che infastidiva il mio senso civico prima ancora che il mio senso olfattivo…..no, io non voglio indignarmi, non è salutare indignarsi, non è produttivo indignarsi, indignarsi fa diventare i peli del pizzetto bianchi, e figuriamoci se DrDam ha bisogno di altri peli bianchi sul pizzetto…..però, però….all’olezzo si aggiunge la vista, già, viene offeso un altro senso, dei sei, che DrDam possiede, perché DrDam possiede sei sensi: il senso dell’olfatto (o odorato?) della vista, del tatto, dell’udito, del gusto, tutti sensi molto sviluppati, ma non quanto il senso di fastidio che monta quando qualcuno, o qualcosa, rompe il mio cullarsi nella mia proverbiale pigrizia……ma non divaghiamo, torniamo alla vista…..la vista è offesa dalle montagne nere gialle verdi di tutti colori, ma soprattutto nere, di carta vetro cibo ferro e il diavolo sa cos’altro…sculture (sup)post-moderne che adornano le vie della città…..occultano monumenti, diventano essi stessi monumenti che i (pochi) turisti fotografano invece di panorami, chiese, strade…diventano, per il mondo, la città…….monta, monta il senso di fastidio e produce lo svilupparsi di un altro senso, il settimo, il senso di essere presi per il beeeeeep…(DrDam, non è volgare, eccheccazzo…)….emergenza, dopo 14 anni, si continua a parlare di emergenza, le parole sono belle perché hanno un significato, non offendiamo le parole, non mortifichiamone il significato…mentre c’è chi ha lucrato, sta lucrando e lucrerà anche sulla soluzione del problema, se mai ci sarà…….e siamo al terzo dei 7 sensi offesi, l’udito…..quante parole, quante, come definirle - sì lo so, DrDam non è volgare, ma quando non si trovano sinonimi adatti…- cazzate (ecco) ho dovuto sentire, quante parole spese in libertà, sì in libertà di dire una montagna di cazzate, appunto - ma di soluzioni vere nemmeno un accenno…adesso abbiamo il super-commissario coi super-poteri….mentre qui di super c’è solo la munnezza che super(a) il primo piano dei palazzi……e poi no, non posso, questo proprio non posso sopportarlo, sarà una macchia che per sempre insozzerà il mio ottavo senso, il senso dell’onore…..no, non posso sopportare di aver, per la prima volta, simpatizzato con Bruno Vespa (a volte durante la notte mi sveglio, sperando che sia un incubo e, invece,…..) mentre in una puntata di Porta a Porta (sì, ho visto per intero una puntata di porta a porta: come giustificarmi con miei amici, i parenti, eh, come, come?....) incalza, fa addirittura il Giornalista!! con Pecorone Scanio e Bassolino…..(eeeeeeectoplasmiiiii durante le battaglie di Pianura)…….come si fa?....come si fa con il gusto? ….l’ennesimo – ho perso il conto - senso offeso in questa triste vicenda…..toccatemi tutto (soprattutto se siete donne…….) ma non i sapori della terra, soprattutto non toccatemi la mozzarella…….le campagne della Campania sono inquinate – così dicono – le coltivazioni compromesse, come si può sopportarlo, come si può sopportare tutto questo senza indignarsi?....no, non posso non indignarmi, non posso non arrabbiarmi, anche perché non ho la possibilità – del resto, siamo un paese civile, o no? – di utilizzare il tatto, le mani mi prudono, sui responsabili di tutto questo…..per cui ho la necessità prorompente, ho -io sì- l’emergenza di fare alcune considerazioni….ne ho bisogno, credetemi... ma prima ancora, un fatto che sarebbe divertente se fosse de-contestualizzato: oggi, mentre lungo via Toledo (una delle strade più importanti del centro di Napoli) sui due marciapiedi erano ben accumulati cataste di rifiuti (ma niente, in confronto a quello che si trova, appena ci si discosti un po’ verso le zone periferiche..)….nel centro della carreggiata passava la macchina che serve a spazzare le strade, con affianco due spazzini armati di scope si saggina che raccoglievano pezzetti di carta e mozziconi di sigarette….ora, aldilà della paradossalità dell’immagine, mi chiedo:”ma una volta raccolta questa micro-spazzatura, si produrrà comunque un micro sacchetto….bene, dove lo getteranno?”......bah, passiamo alle considerazioni di cui vi parlavo poc’anzi:



1) Insopportabile chi fa il “gallo sulla monnezza” (è proprio il caso di dirlo): non abbiamo bisogno, adesso, di gente che cammina con la sigaretta in mano, tra i rifiuti, facendo finta di indignarsi, dicendo che tutto ciò è i-n-a-m-m-i-s-s-i-b-i-le (scandiamo ogni sillaba, ogni lettera…), non abbiamo bisogno di speculazioni politiche, li conosciamo i colpevoli, abbiamo bisogno di soluzioni, non di sciacallaggio politico….

2) E, quindi, “mandiamoli a casa, i responsabili” – si grida - certo, sono d’accordo, è ovvio, ma io aggiungo: non prima che abbiano risolto il problema che hanno contribuito a creare e, solo dopo, ci dovranno essere le dimissioni….e, più che a casa, laddove accertate le responsabilità, dovrà essere la galera ad accoglierli per il disastro ambientale che hanno causato o comunque non hanno saputo arginare;

3) La popolazione italiana: “non vogliamo la spazzatura campana” si sente udire da più parti: intollerabile in un Paese che voglia (ma lo vuole davvero?) definirsi una nazione unita: la popolazione campana non è responsabile di questo disastro ambientale (e sanitario), è una vittima, questo deve essere chiaro a tutti…..

4) La popolazione napoletana, non nascondiamoci dietro un dito, la maggioranza non ha senso civile: non possiamo dirci “cittadini”, non abbiamo il senso della cosa pubblica, ma solo il senso del privato, della cosa nostra: ci ribelliamo, scendiamo in piazza, solo quando la faccenda riguarda la nostra persona o la nostra proprietà: va bene bloccare la città, la regione, ma doveva essere fatto prima, per mettere i colpevoli di fronte alle loro responsabilità, per risolvere il problema, per togliere la spazzata dalle strade……mentre da noi si protesta solo quando la spazzatura la vogliono mettere sotto casa tua e, questo, non vuol dire essere cittadini…

5) La chiarezza, lo ripeto, la popolazione campana è vittima, non responsabile di questa situazione incresciosa, ecco perché risulta ancora più intollerabile questo atteggiamento di chiusura di chi può darci una mano e si rifiuta…….

6) La camorra, c’entra, eccome se c’entra, è responsabile, certo, anzi ha contribuito a creare tale situazione, di più: si occupava di “smaltimento” di rifiuti, anche tossici, provenienti da ogni parte d’Italia (anche da quelle regioni che adesso negano la propria solidarietà) quando di emergenza ancora non si parlava, ma questa circostanza non diminuisce le colpe di amministratori e politici vari, anzi, la acuisce, perché sembra che si voglia far passare questo messaggio:”E’ colpa della camorra, quindi noi che possiamo farci?….” – Voi siete lo Stato, potete e dovete combattere la camorra, che non è un evento naturale inevitabile…...

7) Gli affari: chi ci ha guadagnato e, soprattutto, chi ci sta guadagnando da questa emergenza e per la “soluzione” di questa emergenza? Deve essere chiarito per bene!

8) Lo Stato si prenda le sue responsabilità: decida e faccia rispettare le sue decisioni.



Non se ne può sinceramente più.



Troppo facile il titolo di questo post, per cui andava messo solo alla fine: Napul’è ‘na carta sporca……Pino Daniele l’aveva detto già qualche tempo fa….

Comunque..... DrDam | 17:32 | commenti

mercoledì, agosto 30, 2006

E’capitato a molti, lo so. L’ho già letto in molti blog(s).

Capita sempre, ogni volta, allo stesso modo e nello stesso momento.

Le circostanze possono essere diverse, anche se di solito accade appena svegli o nel dormiveglia o, comunque, quando si è assorti/assopiti in una riflessione, ma il momento è sempre quello meno adatto: quando non si ha la possibilità e gli strumenti adatti per agire.

Sempre.

Ci si sforza di prendere appunti mentali, di fissare il ricordo, si è certi di avere ben chiaro cosa–come–dove–chi-perché.

E’ sicuro, questa volta non sfuggirà.

Lo si possiede, lo si ha, lo si sente.

La percezione è chiara, netta.

E, poi, inevitabilmente, solo fumo, tutto svanisce, anche se il ricordo è vivo, no, la sensazione del ricordo è viva, vivissima: si è consapevoli di aver appena perso qualcosa di grande, lo si capisce con la chiarezza con cui ben poche cose si percepiscono nella vita.

Cosa, non è possibile dirlo.

Di sicuro, è qualcosa di irripetibile.

E’ capitato a tutti, lo so.

Sì, a tutti quelli che hanno un blog è capitato, almeno una volta, di pensare, di immaginare, un grande post, in un momento in cui non ci è possibile prendere in alcun modo appunti e, mentre lo si pensa, ci si emoziona e già lo si immagina pubblicato on line, e la frustrazione di non poter prendere appunti è stemperata dalla sicurezza che non lo si dimenticherà e che, appena, possibile il post avrà vita.

Poi, una volta davanti alla tastiera, o ai più tradizionali carta e penna, la confusione prende il sopravvento, e quello che avevamo pensato non ha più il fascino che ricordavamo, non ci appare più così eccezionale.

E’ capitato a tutti di veder scivolare via così un post.

A me è capitato di peggio, a me è svanito nel nulla non un post, bensì il post, quello definitivo.

Insuperabile.

E’ accaduto mentre, steso su di un letto di una albergo a tre stelle a Creta (tre stelle greche, non sono tre stelle italiane, va precisato) stanco di quella stanchezza dovuta all’attenzione concessa a piene mani verso quelle cose che solo in vacanza si riesce a vivere appieno, fissavo l’ombra gialla  del sole disegnare un trapezio isoscele sulla parete bianca della stanza.

Il post mi si è disegnato in quella luce, fulgido, splendente, mentre con un occhio vigile e l’altro sognante, la mano sul ventre, scrivevo con la mente il mio capolavoro su quella tela luminosa.

Punto: il post, quello definitivo, era concluso mentre, proprio in quello stesso momento, cominciava a sgretolarsi, finché di esso non è rimasta che una macchia di luce gialla su di una parete bianca in una stanza di un albergo a tre stelle greche (che non sono quelle italiane, va ripetuto) a Creta.

Il resto è sogno.

 

Ma tornerà, questa volta sento che tornerà, intanto sono tornato io.

Più o meno, come al solito.

Comunque..... DrDam | 15:55 | commenti (6)

domenica, aprile 09, 2006

....O' paese è do' paesan'.....

 

Questo è un detto che ho sempre osservato e che, per me, è più vero del fatto stesso che, in questo momento, sto scrivendo (solo con gli indici, ma con un buon ritmo) sulla tastiera del computer di casa mia.

 

E' vero quando sono all'estero, ed è ancor più vero quando sono a Napoli.

 

Un mano leggera come un soffio si insinua nella tasca del mio giaccone dove, da buon conoscitore della mia città, ho la buona abitudine di non mettere alcun oggetto di un qualche valore. Tranne quella sera.

 

Non sento nulla, non mi accorgo di nulla, se non dopo (credo) una mezz'oretta, quando mi accingo a comprare una pizza al volo in una trattoria di quella casbah che è il quartiere di Montetsanto (di cui ho già parlato in qualche altro post).

 

Cerco il portamonete, non c'è, cerco il cellulare, non c'è.

 

Applausi, davvero non mi sono accorto di nulla.

 

Il poveretto non ha fatto un grosso affare: più o meno 5 euro e un cellulare che, da non-amante delle tecnologia, serve solo per telefonare e, alle volte, manco per quello.

 

Non è il danno economico, che in realtà non c’è stato, non è la noia di dover recuperare tutti i numeri di telefono persi,  del resto, le persone che davvero voglio vedere so sempre come trovarle (ricordare, comunque, di fare sempre copia cartacea), non è nemmeno  il furto in se stesso che mi ha, come dire, turbato, no, mi amareggia (ecco il termine esatto) il fatto che mi viene a cadere la veridicità del detto che fa da titolo a questo post.

 

Poche sono le cose in cui credo, e questa era una di quelle. Pazienza.

 

Ma veniamo, come suole dirsi, alla fredda cronaca:

 

Siamo, io e BDD, intenti, più lei che io, a contemplare una delle tante bancarelle multirazziali del multietnico mercatino multimerce nel multipopolato quartiere di Montesanto. Sono circa le 19:00 di un venerdì sera come un altro, forse un po’ più caldo del solito, ed io mi chiedo, appunto, che ci faccio con il giaccone indosso. In quello stesso momento, devo aver deciso che, siccome l’ho portato, il giaccone intendo, senza apparenti necessità climatiche, devo dargli un senso, al giaccone intendo, per cui ci infilo, nelle tasche esterne, il cellulare ed il portamonete. Quando siamo in questi mercatini all’aperto, io sono solito dare un occhio alle persone che ci sono intorno e uno alla borsa di BDD, di cui mi sento sempre responsabile (O' paese è do' paesan'). Una faccia che non mi piace - modestamente ci ho occhio per queste cose io - ci si avvicina, troppo secondo i miei gusti, nonostante la calca: lo direi un Capoverdiano. Allora, mi frappongo tra lui e BDD dicendole, con l’aria di quello che la sa lunga, da vecchia volpe delle aree di rigore, annuendo con la testa:”BDD, attenta alla borsa” e, nel dirlo, mi giro, giusto un attimo, verso di lei. Mi rigiro, il tipo non c’è più. Pericolo scampato, penso.

 

Solo poco dopo, come oramai ben sapete, mi accorgo che, non alla sua borsa, ma alla mia giacca, quel tipo aveva pensato.

 

Ma non finisce qui: quando mi accorgo del furto, proviamo a telefonare al mio numero, troviamo occupato. La cosa mi infastidisce un po’. Riproviamo, il drittaccio risponde: ci conferma che è un extracomunitario senza permesso di soggiorno, noi gli chiediamo un appuntamento per la restituzione in cambio del ritiro della minaccia di denuncia,  lui acconsente, non si presenta, lo ri-telefoniamo, lui ci ri-risponde, mai visto, parola mia,  un ladro meno scaltro, affermando, tra le altre cose, di non voler rischiare il rimpatrio per un cellulare che non vale nemmeno 10 euro, io mi sento tra l’offeso ed il mortificato, quasi penso di scusarmi per non aver comperato un telefono più costoso, in ogni caso gli rinnovo l’appuntamento, ma né noi e né lui, presumo, ci presentiamo.  

 

E questo è tutto.

 

 

Comunque..... DrDam | 20:40 | commenti (5)

sabato, marzo 18, 2006

In un flusso di (in)coscienza e di prolissità spinta, accade che…..

 

 

 

Accade, delle volte, di dover sentire, o leggere, certe cose…… e accade, quasi sempre mentre ascolti o leggi quelle certe cose, di non poter fare null’altro che allargare le braccia e poi passarti le mani  tra i capelli, per chi li abbia, mentre, per chi non li ha, la rabbia e la sensazione di impotenza sono accresciute dalla frustrazione di non poter nemmeno compiere questo gesto di disperazione…….

….no, non sto parlando del faccia a faccia (e che facce!! - ma mi facciano il piacere tutti e due), che ha avuto nientedimeno che  più telespettatori di Sanremo, nonché effetti positivi sul sonno, pieno di incubi, dei nostri disgraziati compaesani……No, questo posso ancora, (ancora per poco), sopportarlo…..

 

 

 

No, il fatto è che accade di leggere queste parole: ”Se necessario, nel quadro del principio dell’autodifesa, non escludiamo il ricorso alla forza prima di un attacco”.

Se, poi, queste parole sono pronunciate, da una tizia con un cappellino da baseball, insieme alle più note e classiche espressioni “Siamo pronti all’attacco preventivo” e “Questo paese è la banca centrale del terrorismo” e , infine, questa tizia si chiama Condo(m)leeza  Rice, e quel paese, che è l’Iran, ha il petrolio, mi sembra che ci sia davvero qualcosa di cui preoccuparsi e di assistere, come suole dirsi, ad un film già visto

 

 

 

La Casa Bianca (bianca?!), insomma, ha rivendicato, rilanciando, la validità della dottrina dell’attacco preventivo, già adottata in Iraq, nello splendido documento denominato “Strategia per la sicurezza nazionale”.

 

 

 

Tolte le mani dai capelli, devo necessariamente fare delle riflessioni, in ordine rigorosamente sparso:…….non ricordo nemmeno più come, dalle torri gemelle, si sia passati alla guerra in Iraq…….anche il collegamento tra Saddam e Osama adesso mi sfugge…..sì, certo anche in Iraq c’erano le armi di distruzione di massa…..ma voi ci pensate l’Iraq che attacca gli Stati Uniti?......bah, posso ben dire, però, che in Iraq si sta peggio che prima: si muore tutti i giorni e, spesso, viene da chiedermi se tra qualche tempo non ci siano più irakeni da ammazzare…..…..l’Iran sta progettando la bomba atomica, almeno così ci dicono, però, di passata appare  utile ricordare che la bomba atomica, così a braccetto, ricordo che ce l’hanno, oltre agli USA, la Russia , la Cina , la Francia , Israele, l’India (se non sbaglio), ma non importa…….

 

 

 

....tutti abbiamo riso, amaramente, dell’espressione guerra preventiva: cioè io, nel dubbio che ci possa essere una guerra, e considerato che il male peggiore è l’incertezza, onde evitare problemi, e dare sicurezza al mondo, la guerra la faccio cominciare per davvero io….che belle frasi, la lingua, le lingue, si prestano a tutti gli utilizzi.......adesso, c’è la banca centrale del terrorismo….sorvolo, volutamente, per il minimo di rispetto che ho della mia (seppur presunta) intelligenza, sul principio dell’esportazione della Democrazia……

 

 

 

…..e, allora, mettiamoci nei panni di un iraniano buono, (ci sarà pure un iraniano buono in Iran?), …ecco, mettiamoci nei panni di quell’unico iraniano buono, e della sua famiglia: come dovrebbe reagire a quelle parole? E, diamo pure per buono che il presidente del suo paese sia un terrorista, quell'unico iraniano potrebbe leggere in maniera un tantino ostile l’attacco da parte di una potenza straniera alla sua casa? E, se dopo le bombe dall’alto, ci sia un invasione fisica del paese, e lui decidesse di opporre resistenza sarebbe egli stesso un terrorista?......esiste davvero la necessità di, Calderoli a parte, esasperare ancora di più lo scontro con il mondo islamico?.....mi viene quasi da pensare che il petrolio stia per finire per davvero, e non ce lo vogliono dire, perciò ci si arrangia come si può…

 

 

 

……Comunque, questo post nasce, dalla domanda suscitatami dal succitato principio dell’autodifesa: io ti attacco  perché ho il sospetto che mi attaccherai tu.

Dunque, può presumersi, con ragionevole certezza, che l’Iran stia progettando di attaccare gli USA, o, comunque, di organizzare un’azione ostile.

Allora, la domanda, è questa: in base a quello stesso principio, non dovrebbe l’Iran attaccare gli Stati Uniti?

O no?

Comunque..... DrDam | 12:16 | commenti (3)

venerdì, marzo 03, 2006

Strane abitudini.

Tutti abbiamo delle strane abitudini, alcune sono comuni, altre un pò più singolari.  Oggi, non chiedetemi perchè, magari anche per festeggiare la nuova adsl, ho deciso  di illustrarvi una delle mie. E lo farò in presa diretta, cosa che non ho mai fatto prima, scrivendo il post direttamente on line, sul blog.

Probabilmente, ci saranno errori di ortografia, probabilmente  non sceglierò le parole giuste con la dovuta calma, probabilmente.  Probabilmente anche la sintassi ne avrà da soffrire, probabilmente. Sicuramente, mi sarò divertito a provare.

Sicuramente. 

Allora vediamo.

Io ho questa strana abitudine: porto sempre con me, tutti i giorni, nella borsa del lavoro, sì ho una borsa da lavoro, quelle per portare il pc, che solo incidentalmente, talvolta, porta effettivamente il pc portatile (ma non portabile, sostengo io) poichè, il più delle volte, porta solo: carte, documenti giornali e libri, mentre altre volte porta solo se stessa, per fare figura......comunque, dicevo, porto sempre con me, quando viaggo, nella borsa, anche se  è piena zeppa, sempre, oltre al libro che sto leggendo, anche l'ultimo libro che ho letto e che mi lasciato qualcosa: un segno, un pensiero una emozione.

La permanenza di un libro in questa posizione, per così dire privilegiata, può durare mesi, o anche solo qualche giorno, e alle volte si logora: comincio a sentrirne una sorta di mancanza, e allora devo portarlo con me anche se, sempre, so dal principio quando mi lascerà.

Scrivo questo perchè? Perchè è dopo non ricordo più nemmeno quanto tempo, infatti, che Cortazar, oramai con le tragiche orecchiette sulle pagine, tornerà, tra breve, tra gli scaffali della libreria, per essere sostituito al nuovo venuto, che sto terminando di leggere.

Non che questa abitudine comporti una graduatoria di preferenza tra i libri che ho letto, nè determina un qualche merito per il libro che sostituisce il precedente, anzi, molto dipende anche dall'ordine con cui leggo i libri....allora cos'è questa abitudine? 

Bah, tenuto conto che il vedere un libro che si rovina (fortunatamente non sempre, ma talvolta accade), mi procura  anche un certo malessere, concludo semplicemente che non posso fare altrimenti.

Se questo può sembrare strano, probabilmente lo è.

Del resto, l'abitudine più strana, l'abbiamo tutti in comune, ed è quella di cercare un senso nelle cose che facciamo diciamo pensiamo....

La nuova adsl è flat, e questa circostanza ha consentito la possibilità di scrivere (che sia un bene o un male è un problema che, al momento, non mi riguarda..... ) questo post.

Comunque..... DrDam | 18:20 | commenti (2)

sabato, febbraio 11, 2006

Vorrei poter dire che sto preparando delle sorprese.

Vorrei poter dire che sto scrivendo un post fenomenale.

Vorrei poter dire che tornerò con rinovato vigore (e verga d'avellano...)

Vorrei poter dire che sto attraversando un periodo particolarmente impegnato, per cui....

Vorrei poter dire che sto attraversando un periodo particolarmente incasinato, e quindi...

Potrei (voler) dire tante cose...

E in verità, si possono ben (voler) dire tante  cose come, per esempio:

(Vorrei poter dire di) vivere una vita normale, in una città normale di un paese mormale (con politici normali....)

Invece, preferisco non dire nulla di tutto questo.

Dico solo che ho i sensi assopiti, in lento letargico assopimento.

Guardano, con apparente indifferenza, a destra e a manca (manca sempre qualcosa), captano, registrano, ma non reagiscono.

Nulla gli sfugge (ai miei sensi letargici), eppure nulla trattengono.

In attesa della primavera, della epifania, dei sensi  (e della verga di avellano) quando tutto sarà adeguatamente razionalizzato (e catalogato), mi godo e mi cullo in questa dolce pigrizia intellettiva,  quando tutto carpisco, ma nulla mi è chiaro. 

Vorrei poter dire che questo deliro è finito e, in effetti...

Fine.

 

Comunque..... DrDam | 09:55 | commenti (4)

domenica, gennaio 08, 2006

Con Praga ancora negli occhi (e nel cuore…)

 

Tempo fa, quando questo spazio biancoenero, (su cui qualche coraggioso superstite, ancora oggi, talvolta, getta l’occhio), era un blog serio, scrissi in un post che non esistono le coincidenze.

 

Di Kafka avevo letto solo La metamorfosi e altri racconti, ma nessuno dei romanzi.

Mi piacque, molto, ma per quegli inspiegabili capricci del caso, l’abbandonai o, meglio, lui mi abbandonò.

 

Senza un motivo apparente, ecco che, tra i vari libri che avevo messo in calendario di leggere, mi si propone uno che non avevo assolutamente considerato: Il Processo.

 

Lo comincio, ma subito mi fermo, poiché decido che devo prima sapere qualche cosa di più sull’autore e, in particolare, del suo legame con la città, con Praga.

Tutto questo avviene intorno al 23 dicembre.

 

Il 29 dicembre, una telefonata di B.D.D, mi annuncia la possibilità (residuale) che siano rimasti liberi dei posti  per un viaggio dopo Capodanno: offerte per Parigi o Praga.

Io, considerato il libro che mi si è presentato per farsi leggere, andrei a Praga. Ma va bene anche Parigi, “vediamo che è rimasto”, le dico.

Intanto, la lettura del Processo riprende: è deciso, voglio proprio andare a Praga,

 

Il pomeriggio stesso, un tizio, che assomiglia a Aldo del famoso trio, non pare aver alcun interesse a vendere un viaggio per l’agenzia per cui lavora.

“Per Praga, ve lo dico subito, non credo sia rimasto nulla, posso provare per Parigi” – E’, infatti, il suo esordio.

“Vada per Parigi, allora” mentre già sentivo nostalgia di Praga.

Telefonata al Tour operator e, sorpresa, Parigi è piena, ma ci sono due posti per Praga, il costo è questo, che faccio?

 

Siamo sull’aereo, e pensare che, il giorno prima, l’aeroporto di Praga era stato chiuso per neve, ed in effetti, da sotto l’ala del nostro velivolo, si vede tutto bianco.

Atterriamo, con un congruo ritardo, fa molto freddo, è già buio, la guida ci mette in allarme sui pericoli della città, ci informa: che fare, dove andare, illustra  le escursioni (facoltative) organizzate per i giorni seguenti, e ci annuncia che quella prevista per il pomeriggio è saltata: siamo arrivati troppo tardi.

Io ho smesso di ascoltare subito dopo le notizie storiche sulla città, perché, intanto, con gli occhi incollati al finestrino dell’autobus, che dall’aeroporto ci accompagna all’albergo, già intravedo le guglie, il fiume, già sento la città.

Provo immediatamente  un senso di appartenenza con Praga,  difficile da spiegare.

Ci provo.

Il tempo di prendere le chiavi della stanza di un albergo tutto rosso, con luci rosse, stanze rosse e tappezzerie rosse, e di annunciare, (per pura e male interpretata necessità di indipendenza), la nostra assoluta e inesorabile assenza a tutti i giri organizzati dall’operatore turistico (da quel giorno, le accompagnatrici, che pure ci avevano accolto cordialmente, ci hanno inspiegabilmente tolto il saluto) che, cartina in mano, in mano a B.D.D., perché io ho l’orientamento invertito (e pervertito), naso all’insù, siamo già in strada.

Siamo già a Praga, siamo dentro Praga.

Mi sento accolto, dopo appena un giorno, anzi solo una sera, da questa città.

E’ una  strana sensazione, ancor più strana se solo si consideri che io sono napoletano, dentro e fuori, la neve la vedo solo in cartolina, i fiumi mi mettono tristezza, e ho bisogno della luce e del mare, tutte cose che Praga non ha.

 

 

Invece Praga è malinconica ma non triste, mi assomiglia, in un certo senso, la Moldava , diversamente dagli altri fiumi, non mi ispira il suicidio, ma una serie infinita di fotografie come non ne ho mai fatte.

Non vi dirò cosa ho visto e dove sono stato, nulla aggiungerebbe alle sensazioni che ho provato,  (e, poi, il viaggio, i luoghi, sono per ognuno un’esperienza diversa, irripetibile; del resto, anche rivedere un posto, dopo qualche tempo, e con un mutato stato d’animo, può suscitare sensazioni diverse); per cui io, che mi definisco un viaggiatore potenziale, nel senso che, appena posso, parto, posso solo dirvi che:

a Praga ho riempito i polmoni di aria gelida, gli occhi di panorami e vedute mozzafiato (anche per l’aria gelida….), il fegato di birra (tanta birra, tra le migliori al mondo) e lo stomaco di pietanze così, ehm, corpose che difficilmente la mia linea, già provata dal natale, non ne resterà segnata per sempre.

 

Quindi ho concluso che:

Kafka aveva gli incubi, perché Praga è una città da sogno.

Comunque..... DrDam | 21:41 | commenti (7)

martedì, dicembre 20, 2005

DrDam ha un complesso (niente psicanalisi, amici), un complesso con il quale andrà in tournee per le strade di Napoli.

Se lo incontrerete, sicuramente lo riconoscerete, e se non lo riconoscerete, lo ascolterete (e non è un bello spettacolo), ma se siete fortunati, con il suo indescrivibile appiombo ed il sorriso inenarrabile, vestito da Babbo Natale, anche se la metrica non è il suo forte, e nemmeno la melodia, (e, se volete saperla tutta, con la musica in generale ha litigato, più o meno, da quando ha urlato il primo pianto - che ha indotto l’ostetrica a tapparsi le orecchie)  lo potrete udire iiiiiiiin……

 

……musica maestro, (dovete immaginarla, la musica, altrimenti fermatevi qui, e non proseguite oltre, perché senza colonna sonora non è lo stesso), comunqueeeeeeeeeeee………

 

….eeeeee uan, e ciù…..e uan cciù tri…

 

Ginghebell, ginghebell, ginghebell rok….

io mi sento molto sciocc…

della legge elettoral’ e la Banca d’Ital’…

ne ho proprio piene le pall’..

tutti, alla festa, del buon gesù…

e io non ce la faccio cchiù….

latte all’inchiostro e bombe in irak

questo modo è proprio una cakk…

Ginghebell, ginghebell, ginghebell rok….

assalti alla TAV e scorpioni nel tren’..

mi sa che dobbiam’ tutti tirare il fren’….

albano e romina, e la lecciso

la salute m’hanno ucciso….

ed il messia che ci ha salvato dal dann’

non ha duemila, ma settant’ann,

l’occhio tirato e il capello posticc’,

un dietro l’altro combina pasticc’,

dets de ginghebell rok….

 

 

Ooooooooooooooooo yeaaaaaaahhhhhhh.

 

Comunque..... DrDam | 19:55 | commenti (6)

sabato, novembre 19, 2005

In risposta agli ultimi due post (cui vi rimando) di Ironico: uno che deforma la realtà e mi tiene sempre nei suoi pensieri, ma come fargliene una colpa?....
 
 
Tutto sommato - ma, attenzione, bisogna sommare tutto, ma proprio tutto - è un bravo ragazzo.
Solo che alcune volte esagera.
Dico io: va bene immaginarmi depresso su di un ponte inesistente, sul punto di gettarmi di sotto, (è fervido di inventiva, il tipo) ma arrivare a scrivere che il suo arrivo mi abbia tirato su il morale, rasenta la fantascienza.
Anche la fantasia ha un limite, santa pazienza!!
In realtà, io ero sì appoggiato ad un cavalcavia, avevo sì un aria assorta che poteva sembrare di depressione, ma che ad un osservazione più attenta (ma non posso chiedergli tanto, non è colpa sua: da piccolo è caduto dal seggiolone) sarebbe apparsa per quella che era: estatica contemplazione.
Estatica contemplazione dell'ancheggiare morbido di un viso assai noto a me caro.
Insomma, riflettevo sui misteri del mondo.
Quando un ombra, più raccapricciante della figura stessa che la proiettava (e vi assicuro che è molto difficile) si avvicina minacciosa a turbare la mia tranquillità.
Ed è in quel momento che, forse, devo avergli dato l'impressione di voler saltar di sotto, il che non è molto lontano dalla realtà, solo che lui oramai mi aveva visto, ho sperato che tirasse avanti e, invece, si è fermato.
Allora, ho continuato con la recita della depressione, scroccandogli anche un caffè, cosa davvero difficile, dato che, per la sua proverbiale "canguraggine", tocca sempre a me pagare.
 
Ma non finisce qui.
 
Due sere dopo, infatti, mi si presenta a casa con una lacera coperta che deve aver rubato ad un barbone, tanto è malridotta, speigandomi che tra un pò capirò.
E, infatti, dopo nemmeno cinque minuti, ecco che bussa alla mia porta il proprietario della coperta: non è un barbone, ma è un tizio che abita al primo piano del mio palazzo, e che secondo lui assomiglia a Giovanni Rana, (così come Rosy Bindi può assomigliare a una donna, dico io), che reclama la coperta del suo cane Clodoveo.
Ecco, allora, per il solo fatto che questo tizio ha chiamato il suo cane Clodoveo, decido che merita una punizione e, quindi, di assecondare la sua recita.
Del resto, lui si diverte così, e chi sono io per rovinargli la festa: una buona azione non si nega a nessuno, nemmeno ad Ironico, soprattutto se poi ci scappa di mangiare un bel piatto di spaghetti senza la fatica di dover cucinare.
 
Quando il tipo se ne è andato, Ironico appare sazio e divertito, sorride con quel suo sorriso che non è possibile, nè consigliabile, descrivere.
Io lo guardo con un misto di compassione e tenerezza, scuotendo la testa, con il bordo destro della bocca all'insù nell'espressione tipica di chi vorrebbe dire "guarda questo", ed, in effetti, è proprio questo ciò che dico, puntandogli la mano con il palmo aperto in faccia.
"No, è che non avevo voglia di cucinare, così ho avuto la bella idea di...."
"lascia stare i qualificativi...."
"ho avuto l'idea di venire a trovarti, per vedere se potevamo mangiare qualcosa insieme...."
"dici pure, se potevo cucinarti qualcosa..."
"come vuoi! Sapendo, comunque, che ti avrebbe fatto piacere..."
"lascia stare le presunzioni..."
"comunque, arrivo giù al tuo palazzo, e vedo questo tipo che è uguale, sputato, a Giovanni Rana..."
"e l'oculista?"
"che c'entra l'oculista?..."
"credo che tu ne abbia bisogno.."
"insomma, mi è tornato in mente quello spot, eeeee....che vuoi...ti ho anche trovato chi ha ci ha cucinato!!...."
Nulla da dire, se non che il tipo, nonostante non abbia gusto per i nomi canini, cucina noncemale.
 
Finalmente, dopo un tempo che mi è apparso infinito, e dopo avermi ridotto il divano un porcile, Ironico decide che è ora di andarsene.
Sulla porta si gira e mi dice:
"Dammi la coperta, che gliela riporto...."
"Non mi sembra una buona idea..."
"Perchè?.."
"Magari il tipo sale di nuovo a reclamarla....."
 "....e noi gli facciamo preparare gli gnocchi!!".
 
Questa è la verità, e i blog hanno tanto bisogno di verità.
 

Comunque..... DrDam | 14:14 | commenti (7)

sabato, novembre 05, 2005

Stanchezze.
 
Napoli.
Serata tra amici. Scusate, tra Amici:
M., dagli U.S.A., la sua donna è rimasta lì.
M.2, il padrone di casa: sua moglie è in Francia.
DrDam, la mia donna dice: "siete solo voi 3 maschietti, non vengo".
Ci manca S., da Padova, anche lui a Napoli in questi giorni, ma non è potuto venire: impegni familiari;
e, naturalmente, ci manca A., che è in Spagna,  o chissà dove, che vedrò.....prima o poi.
 
Siamo a casa di M.2:
 
Beviamo del buon Brachetto, parliamo dei tempi andati, ci guardiamo.
Ridiamo.
Ma.
Stiamo bene, M.2 cucina, noi lo prendiamo in giro, come al solito.
Ma.
Una sorta di consapevolezza latente si insinua nella conversazione, e si siede con noi a tavola.
Una sensazione che non avevo mai provato prima durante questi incontri, oramai sempre più rari.
Il tempo che è passato, non ci ha allontanati fino al punto di non farci sentire più il bisogno di voler rivedere delle persone così importanti  per la propria vita.
La distanza fisica, spesso davvero notevole, non si è ancora del tutto trasformata in distanza di anime, però......
Però, del tempo è passato, le distanze si sono consolidate, e le esperienze separate cominciano a far sentire il loro peso nella forma delle persone che ora si trovano sedute ad un tavolo, davanti ad un piatto di pasta, a discutere delle loro vite.
Quelle stesse persone che, insieme alle altre due che ora non ci sono, un tempo discutevano, seduti per terra in una tenda di campeggio, o in una stanza di tre metri quadri, o all'interno di qualcosa che solo un visionario avrebbe potuto definire un'automobile, di quello che sarà di loro (e perdonate l'espressione comune).
Molto di quello che doveva essere, per alcuni di noi, è gia stato, molto altro ancora, però, dovrà essere.
(Sensazione che qualcosa ti stia sfuggendo di mano e non sai bene nemmeno cosa, ma la sensazione è netta).
Il percorso di vita di ognuno di noi, si spera, non è nemmeno alla metà del suo ciclo, il cerchio non solo non è concluso, ma non se ne vede nemmeno la prima curva.
In tutto questo, però, resta la speranza che lo Spazio e il Tempo, le (uniche) due grandi forze che regolano il nostro destino, non siano mai abbastanza tanto forti da separare definitivamente persone un tempo così vicine.
Fino a qualche tempo fa, se me lo avessero chiesto, avrei detto che questo non sarebbe mai stato possibile, perchè Tempo e Spazio sono dimensioni fisiche che non possono incidere sulla vicinanza a-temporale delle anime.
Si tratta, semplicemente, di grandezze incomparabili.
Ora non ne sono più tanto sicuro.
Tempo e Spazio producono esperienze diverse - gioie dolori successi sconfitte amori odi - che si accumulano e, alle volte, senza nemmeno accorgersene, si incrostano all'anima......e le distanze, allora sì, aumentano, e le anime si allontanano.
 
Ma non necessariamente.
Non necessariamente.

Comunque..... DrDam | 18:07 | commenti (10)